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F
OO
D TRUCK
ADVISOR
N O N S O L O F O O D T R U C K
Inauguriamo questa rubrica con una sfida: chiedere alla
premiata ditta Zoppi&Gallotti – da oltre trent’anni a capo
dell’omonima rinomata Salumeria/Gastronomia/Rosticceria/
Macelleria (due negozi in pieno centro a Milano, il principale
a pochi passi dal Tribunale)- che cosa ne pensa del Food
Truck.
Entriamo nell’elegante locale a 5 vetrine di via Cesare
Battisti, pronti a due reazioni. Nell’ordine: dover spiegare che
parliamo di cibo su quattro ruote, altrimenti chiamato “cibo
nomade” o “cibo a km volante”. In seconda battuta: ricevere
una smorfia di supponenza e superiorità, per poi veder
liquidato l’argomento come una semplice moda effimera, al
pari dei tanti negozi di sigarette elettroniche o dei compro-
oro che, dopo il boom iniziale, hanno subìto una brusca curva
discendente. Nulla di più sbagliato. Giuseppe Zoppi e Carlo
Gallotti, da professionisti costantemente aggiornati, sono
informatissimi e, inoltre, hanno anche delle proposte da
suggerire.
C
ome
siete
venuti
a
conoscenza
di
questo
fenomeno?
Zoppi:
Non viviamo chiusi qui
dentro, senza interessarci di tutto ciò
che riguarda il nostro mondo. Penso
che sia una bella soluzione per i tanti
giovani che non trovando posto nella
ristorazione, si organizzano on the
road e possono realizzare il loro sogno.
Soprattutto in una società come
quella attuale, dove sempre più gente,
di qualsiasi età, si sposta là dove si
svolge un evento.
Gallotti:
Né occorre la sfera di
cristallo per intuire che si tratta di un
fenomeno in ascesa. Cosa che pensai
già cinque anni fa, quando in vacanza
a New York con mio figlio allora
tredicenne, mi resi conto di quanto
all’estero il Food Truck fosse ormai
una realtà consolidata.
Secondo
voi,
che
cosa
è
indispensabile per offrire al meglio
questo servizio?
Gallotti:
Personalmente
sono
convinto che per avere successo nel
proprio lavoro, qualunque esso sia,
bisogna crederci e svolgerlo al meglio.
In questo caso, per fare un esempio,
bisogna preoccuparsi di avere mezzi
seriamente attrezzati, in grado di
garantire la catena del freddo. In
secondo luogo: scegliere con cura il
luogo dove posizionarsi. Qui a Milano,
con tutti gli eventi che si susseguono
(nell’ambito della moda come dei
mobili) c’è solo l’imbarazzo della
scelta…
Zoppi:
Concordo pienamente col mio
socio. E aggiungo che non bisogna
tralasciare di specializzarsi con un
proprio menù, il che aiuta anche a
non alzare troppo i costi.
Non temete una sorta di
concorrenza?
Zoppi:
No, perché quando- come nel
nostro caso- si sceglie di dedicarsi a
questo settore così delicato, facendone
una vera passione, non c’è pericolo.
C’è spazio per tutti, a condizione
che l’investimento non sia solo
economico, ma anche umano.
Gallotti:
A riprova di ciò mi spingo
oltre, buttando lì una proposta. Da
qualche anno abbiamo creato la “Linea
Slim”, con prodotti cotti e pastorizzati,
apprezzati dai nostri clienti per il
connubio di qualità e praticità (è
sufficiente qualche minuto in acqua
bollente e il piatto è pronto da servire
in tavola). Sarebbe una bella idea che
un truck si caratterizzasse proprio
grazie a questa linea (che comprende
un’ampia offerta, dai primi ai sughi
ai secondi, sia di carne che di pesce).
In questo caso all’interno del veicolo
si potrebbe agevolmente riscaldare
in microonde per soli 2 minuti il
cibo ordinato dal cliente, dopo aver
tagliato un angolino della busta. Il
prodotto, conservato in frigo a 3 gradi,
ha una durata di 20 giorni. Non è una
proposta interessante?
NICCHIE
GOLOSE
IL PARERE DI...
Né occorre la sfera di cristallo
per intuire che si tratta di un
fenomeno in ascesa. Cosa che
pensai già cinque anni fa, quando
in vacanza a New York con mio
figlio allora tredicenne, mi resi
conto di quanto all’estero il Food
Truck fosse ormai una realtà
consolidata.
Carlo Gallotti,
Zoppi&Gallotti
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®
Per gentile concessione di Maurizio Maule
Per gentile concessione di Maurizio Maule