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ricorda anche la tradizione. Ci sono i giovani, e per
loro sono previsti Dj set e momenti musicali.
Quali sono i problemi più ostici da affrontare,
nell’organizzazione?
L’ordine pubblico non è una questione da poco, così
come non è facile fare selezione all’ingresso ad un
evento con ingresso gratuito. Ma ci siamo accorti
che un festival di questo tipo richiama una certa
tipologia di utenza con una definita coscienza storica
e di gusto, (io la chiamo “bella gente”). È questa
la ragione per cui hamburger e pietanze “street”
avranno costi contenuti – entro i 10 euro – ma non da
“fast food” o sagra di paese.
Poi c’è il patrocinio degli enti locali: scegliamo
sempre “piazze” dalle grandi potenzialità e nel caso
di Fontanellato non posso non ringraziare il Sindaco
Altieri e il patrocinio del Touring Club Italiano, nella
persona del console Maggi.
Dove sono i guadagni, se l’ingresso è gratuito?
Ogni food truck allestitore paga una fee di ingresso e,
in un secondo tempo, c’è un discorso a percentuale
legato al successo dell’evento. È in questo modo che
vogliamo rischiare con gli operatori che credono e
sposano il progetto. Poi, il pubblico richiamato fa il
resto. Troverà una location mozzafiato, un’offerta
gastronomica unica e originale e attrazioni per tutte
le età. Queste sono le ragioni per cui il pubblico
spenderà volentieri 9-10 euro a piatto: in questo
assalto gastronomico troverà prodotti locali difficili
da riproporre a casa o unici nel loro genere. Ogni
food truck ha il suo modello gastronomico, il suo
progetto, e questo li rende unici.
Quali sono i piatti che hanno riscosso più successo,
che non si sarebbe mai aspettato, o che vorrebbe
introdurre?
I fritti da passeggio, come vengono chiamati spesso,
sono sempre in cima alla classifica della richiesta.
Seguiti dal prodotto “Hamburger”. Ma la cucina
vegana mi ha sconvolto. In particolare, Cucinando
®
F
OO
D TRUCK
ADVISOR
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edizione. Ne assaggeremo delle belle – e non mi
riferisco solo al classico pane nero al carbone e
alla zucca... Abbiamo studiato tanto per proporre
qualcosa di gustoso e innovativo. Nulla sarà
lasciato al caso, amo particolarmente questa fase
dell’organizzazione di un evento. E poi l’altra grande
novità è questo nuovo progetto editoriale: un’idea
concretizzata grazie alla collaborazione di persone
attive e competenti che hanno creduto con noi nella
parola Cultura. Era quantomai necessario mettere in
circolazione un Magazine che raccontasse il mondo
autentico dei FoodTruck e dello StreetFood: siamo
solo all’inizio.
Quante persone lavorano ad una manifestazione
così importante?
Nel backstage vero e proprio siamo in 6 persone,
scelte personalmente con i criteri di spunto
organizzativo, innovazione, voglia di rischiare e grinta.
Abbiamo deciso di lasciare l’impronta “famigliare”
dell’organizzazione, da me coordinata in prima
persona, ma abbiamo standardizzato i processi con
la presenza di responsabili in ogni settore (primo tra
tutti quello dell’elettricità e logistica, senza la quale i
food truck non potrebbero proprio lavorare).
E poi, sono esattamente i contenuti a dare l’anima
di Castle Street Food, e per me è questo il valore
aggiunto del Concept CSF. E per riempire un
contenitore di cultura così importante, sotto data
saliamo a 20 persone di staff, completo.
Quanti sono i food truck coinvolti in questi eventi?
All’inizio dell’”esperimento” avevo voluto coinvolgere
tanti truck, 30 nella fattispecie. Con Bardi sono sceso
di numero arrivando a 25. Ho capito che il progetto
richiede una forte e rigida selezione in base alla
Qualità di ogni Format. Così, a Fontanellato - ottobre
2015 - il numero sarà ancora inferiore perché voglio
concentrarmi e fare selezione su tre aspetti: qualità
dell’offerta gastronomica, qualità del design, qualità
delle persone coinvolte.
Che significa selezione dei partecipanti, qualità di
esperienze e prodotti proposti, contenuti di valore.
Intendo quei momenti aggregativi come “l’intaglio
delle zucche”, oppure la conferenza dedicata ai
bambini o, ancora, quella dedicata alle donne dello
Street Food in cui le signore dei truck protagonisti si
raccontano.
Il target di pubblico?
Il più ampio ma selezionato possibile. Faccio i conti
su un bacino di utenza ed affluenza che provenga
dalle regioni limitrofe per soddisfare al meglio la
richiesta calcolata sul numero di food truck presenti.
Ovviamente, quando creo un’edizione del festival
penso ai bambini, che durante le “agorà” possono
fare domande ai beniamini dei fornelli (su tutti, Chef
Rubio ha avuto un grandissimo successo), ma che
al contempo diventano protagonisti di momenti
di incontro, racconti, workshop, giochi educativi e
originali (come la pesca nel fossato). Se vengono
i bambini non mancano i nonni e le famiglie, che
li vogliono accompagnare in una manifestazione
salutare, adatta a loro, che li fa divertire ma che
Su Ruote e la capacità della sua patron, Sara, hanno
richiamato grande pubblico. Curiosi che si sono
lasciati affascinare dalla sua capacità comunicativa e
dalla sua pasta trafilata in bronzo.
Da milanese sono rimasto anche felice del successo
del risotto allo zafferano “di strada”: un risotto con
zafferano lombardo e luganega ha registrato il sold
out!
Certo, i piatti sono buoni ma la partita la giocano in
prima linea i food truckers con la loro passione e
l’anima con cui raccontano la loro vita di street food
gourmet. Molti hanno alle spalle storie straordinarie
e vite uniche: il food truck è stata una loro rinascita
e sono felice della loro capacità e del loro successo.
Molti si sono appena catapultati in questo mondo e
stanno ancora imparando dagli altri: è una grande
famiglia, in fin dei conti.
Non c’è il rischio di competizione tra prodotti uguali
o simili?
Questo è un ottimo punto da approfondire. Nella
personale conoscenza dei prodotti legati ad
ogni food truck pongo molta attenzione a non
sovrapporre i medesimi piatti. È un’analisi fatta sin
dall’inizio, quando lanciamo l’evento.
Oltre a questo, poi, sappiamo per certo che, anche
nella stessa categoria gastronomica, la presenza di
due produttori, ad esempio, di gelato artigianale,
o due hamburgerie, non significa uguale prodotto.
Avranno di certo qualche aspetto – di accostamento
del prodotto, racconto al pubblico, provenienza,
design... - che li renderà unici. L’evento CSF è costruito
per far conoscere anche le piccole differenze di
realtà simili.
A me il compito di costruire un layout gastronomico
“intelligente”.
Pubblico straniero? Trucker stranieri?
Proprio durante la manifestazione di Bardi abbiamo
avuto una delegazione di food truck svizzeri che si
sono riconosciuti nel nostro format e vorrebbero
conoscerci meglio e tornare. Mi piacerebbe
organizzare un festival di soli stranieri in Italia: il
successo che hanno avuto, in particolare, due food
truck tedeschi (presenti alla prima edizione di CSF)
e l’interesse che hanno destato nel pubblico, grazie
anche alla loro capacità di comunicazione, è stata
una bella esperienza per tutti. Dal punto di vista dei
visitatori, invece, sono fisiologicamente più italiani,
ma questo dipende proprio dai luoghi in cui andiamo
ad organizzare l’”assedio gastronomico”.
Quale sarà il futuro del format di Castle Street Food?
Sicuramente ambire a location altrettanto
prestigiose.
Verranno sempre innovati, selezionati e arricchiti
il percorso gastronomico e i contenuti presentati
all’interno del Format: crediamo molto in questo e la
progettualità a lungo termine la intravedo in questi
due semplici concetti.
Ma già nel 2016 vorrei portare il format di Merenda
Italiana in giro come concept che organizza eventi
per piazze, non solo nei castelli. Abbiamo parecchie
idee concrete in merito.
Ogni food truck ha il suo
modello gastronomico, il
suo progetto, e questo li
rende unici.
Gianluca Capedri
, organizzatore di #CSF
Foto: Capedit ©