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D TRUCK
ADVISOR
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La vita media di un truck?
Il mercato è troppo giovane per dirlo. In questi otto-
nove anni di attività specifica abbiamo rivenduto per
cessata attività 3-4 veicoli su centinaia di prodotti. Il
motivo per cui non tornano indietro è la opportunità
del multi utilizzo, la possibilità di cambiare l’attività
da ‘itinerante puro’ a truck per eventi. Per chi ha idee
concrete, molta fantasia, voglia di lavorare, creare
una bella agenda del veicolo, farsi conoscere e
trovare spazi, c’è sempre spazio di rinnovarsi.
Qual è l’età dei clienti?
Sono famiglie e ragazzi tra i 25 e i 45 anni, con un
minimo di possibilità economica, che possono
spendere 8 euro per un hambuger chianina e
vogliono una birra artigianale. E qui sta il discrimine:
la consapevolezza e la ricerca di un prodotto di
qualità, per preparazione e storia.
La stagionalità non è un limite dell’attività dei
truck? Festival, fiere, non si fermano con l’arrivo
della fredda stagione?
Non sempre, ci sono i mercatini di Natale, le sagre
di paese, le feste in montagna, anche di inverno. Di
occasioni ce ne sono, non per tutti, ma tutto l’anno.
Di fatto, se la stagione calda è stata più che rosea, il
truck può permettersi di rimanere chiuso di inverno.
La tipologia gastronomica più gettonata?
Non la pizza e i fritti, come in molti pensano: da sola,
la pizza ha una serie di problemi di gestione non
indifferenti e lo stesso vale per il caffè.
Principalmente vanno forti: gelato, hamburger e
panini in generale. Ma c’è di tutto: aperitivi, crepes,
puccia, pane cunzato, frittate...
C’è di tutto: il bello è anche quello, potersi
distinguere con un prodotto e un veicolo.
Meccanica e tenicisimi: come si allestiscono?
L’allestimento è tutto completamente nostro, siamo
dei costruttori. Lasciamo al cliente la possibilità
delle personalizzazioni dal loro studio grafico e la
presentazione – se ne hanno già una – ma tutta la
cucina, i mobili, gli impianti, i frigoriferi, la meccanica
(tranne la piastra o la friggitrice che possono essere
di varie case costruttrici) sono fatti da noi.
A questo punto viene da chiedersi se quello dei
Food Truck sia un modo per ovviare a oneri/costi
di un locale, una moda passeggera, oppure rifletta
la rivoluzione dei costumi e dei consumi oggi
giorno rivolgendosi, e in qualche modo, attingendo
costruttivamente alla mobilità di cui è sempre più
fatto il mondo moderno?
Il boom del fenomeno in questo momento c’è,
ma durerà nel tempo e cambierà la cultura delle
persone. E questo per almeno due motivi.
Il primo l’ho ravvisato nell’esperienza con i mercati:
pur nel pieno della crisi degli ambulanti, quelli che
hanno resistito sono stati coloro che realizzavano
prodotti cotti pronti
. Perché abbiamo sempre meno
tempo; perché cerchiamo di tagliare tempi e costi e
non possiamo andare a mangiare al ristorante tutti
i giorni. È una tendenza generalizzata, mondiale, che
si sta sviluppando in Italia come nel resto d’Europa,
negli Stati Uniti, in Medio Oriente, Australia, Sud
America.
Il secondo sta nei problemi dei locali, che sono
sempre gli stessi: hanno costi fissi, spese di
investimento, tasse, problemi sulla zona in cui è
ubicato il locale (viabilità, degrado del quartiere,
cambiamento delle abitudini dei giovani che si
trovano, zone della città che cambiano...). È molto
complicato per un locale sostenere i costi negli anni,
soprattutto con l’aumento delle spese in tempi di
crisi.
Per un veicolo speciale, invece, l’impegno economico
una volta avviata l’attività è ridicolo, perché il
comunicare, rispettando il
 concept che il
trucker si era prefigurato. Dopo la consegna
continuiamo a consigliarlo e seguirlo nel
suo cammino a spasso nel mondo – non
solo in quello del gusto, ma anche in
termini di comunicazione, marketing,
tecnicismi. Molti non comprendono
l’importanza dell’allestimento “all’interno”.
Per poter manipolare, tagliare, affettare,
farcire, cucinare, infatti, l’allestimento
deve essere il più possibile assimilabile
ad un ristorante. Non è un laboratorio,
attenzione, quello ha caratteristiche
differenti”, specifica Cavalieri
D’Oro.
Dunque, il truck è una cucina con
punto vendita.
A testimoniare il successo di questa
impresa non mancano esempi e storie.
Sono soprattutto italiane che hanno
conquistato l’estero, come Stati Uniti,
Cile, un po’ tutta l’Europa, quindi il Medio
Oriente, gli Emirati, il Nord Africa.
“Andiamo particolarmente orgogliosi di
THS – The Hambuger Foundation
” -
prosegue Cavalieri - “Tutto è cominciato da
noi a Torino tre anni e mezzo fa, ed oggi
già THS vanta tre truck nostri, due locali,
tre soci, 50 dipendenti e è il riferimento,
a Ginevra, per chi vuole assaporare un
hamburger gourmet. Probabilmente sono
loro, tra i nostri clienti, ad aver avuto lo
sviluppo maggiore. Sono stati più bravi di
altri nel realizzare piccole flotte di mezzi. I
motivi sono tanti (ma non svelerò proprio
tutto)!”.
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